dirigente Bruno Ghinatti

DIRIGENTE SCOLASTICO BRUNO GHINATTI

Incontrare Bruno Ghinatti per una breve intervista significa anzi tutto trovarsi di fronte a un pezzo di storia dell’Istituto Calvi: la sola considerazione che ne sia stato Preside prima e Dirigente poi per oltre vent’anni conferma questa affermazione.

Bruno Ghinatti non si è limitato a dirigere uno fra i più antichi Istituto scolastici italiani, ma lo ha fatto considerando la scuola parte integrante della società e della città.

Prima di iniziare il nostro dialogo ci rechiamo a sorseggiare un caffè e mentre percorriamo a piedi la via che ci conduce al bar, mi indica le saracinesche abbassate: con rammarico mi fa notare come esse siano l’immagine plastica di attività economiche che hanno cessato di esistere. Purtroppo mi dice – lo stato dei servizi nel quartiere non è esaltante: contemporaneamente, com’è nel suo stile, non si limita ad una ricognizione dello stato di fatto, ma espone le sue idee per rivitalizzare quella zona della città.

Al rientro nella sua abitazione ci accoglie il cane che durante tutto il nostro incontro se ne starà acciambellato sulle gambe del padrone a dormire e a godersi le sue carezze.

Vorrei iniziare con un inquadramento per così dire storico: come è avvenuto il tuo incontro con l’Istituto Calvi?

Ho prestato servizio al Calvi come docente dal 1974 al 1982. Successivamente ho esercitato la funzione di Preside in vari Istituto della Provincia di Padova e, da ultimo, a Mestre. Da sono arrivato al Calvi nel 1987, rimanendovi fino al 2008.

Che tipo di ambiente scolastico hai trovato al tuo ritorno come Preside?

C’era un gruppo di docenti che si potrebbe definire “conservatore”, restii o addirittura contrari a qualsiasi cambiamento. Al contrario, io ritenevo che la scuola non potesse fossilizzarsi, ma dovesse adattarsi alle nuove esigenze della società e dell’economia, a maggior ragione trattandosi di un istituto ad indirizzo economico.

Dovetti fare affidamento sulle nuove leve di docenti, più sensibili alle innovazioni per introdurre nuovi corsi di studio in sostituzione di quelli da anni attivati presso il Calvi, diventanti, a mio parere, obsoleti. Mi riferisco ai corsi Igea, Brocca, Erica, Mercurio, che progressivamente andarono a sostituire i preesistenti corsi Mercantile, Amministrativo, Commercio estero e Programmatori. A me piaceva, in particolare, il progetto Brocca perché lo ritenevo ben strutturato, in grado di dare agli studenti una preparazione adeguata sia per il lavoro post diploma, sia per l’accesso all’Università.

Fra il 2005 ed il 2006, quando mi avviavo verso la fine del mio incarico, assieme ad alcuni docenti avevamo valutato l’introduzione del Liceo economico, previsto da una delle tante riforme che negli anni hanno coinvolto il mondo della scuola. All’ultimo momento ci fu un dietrofront da parte del Governo e non se ne fece nulla.

Tuttavia, se devo dire l’innovazione di cui sono più orgoglioso non ho dubbi nell’indicare il corso serale Sirio, che prevedeva venticinque ore settimanali di lezione: questo corso ha permesso a molte persone di conseguire il diploma dopo aver interrotto gli studi dopo il conseguimento della licenza media. Attualmente il corso serale è in sofferenza perché è cambiata l’utenza, in quanto è frequentato per lo più da cittadini stranieri, comunitari e non, mentre gli italiano stanno sparendo.

Un’altra innovazione, di cui quest’anno ricorre il ventennale, è stata la Scuola in Ospedale.

Non c’è dubbio che la Scuola in Ospedale per gli Istituti secondari di secondo grado andava a colmare una lacuna presente a Padova. Molti ragazzi e ragazze venivano e vengono a curarsi nell’Ospedale di Padova e questo è causa di un distacco dall’ambiente scolastico che, soprattutto in caso di lunghe degenze, danneggia l’allievo.

Supportato dall’impegno di alcuni docenti, presi contatto con un Dirigente di un Istituto bolognese che già operava in Ospedale e, sulla scorta delle sue indicazioni e dei suoi suggerimenti, attivammo questo servizio. Devo ringraziare anche i docenti che accettarono di trasferirsi dall’organico del Calvi a quello della Scuola in Ospedale, organico di cui fanno parte docenti di vari Istituti (Liceo classico, scientifico, ecc.) per far fronte a tutte le esigenze formative dei giovani ricoverati.

(Attualmente in Italia ci sono duecentoundici sezioni ospedaliere di scuole secondare di primo e secondo grado, che coinvolgono novecentoquindici docenti)

Sotto un profilo più strettamente amministrativo quali sono stati i cambiamenti avvenuti durante il tuo incarico?

Sono cambiate molte cose. Basti pensare che all’inizio del mio incarico l’Istituto godeva di autonomia contabile e patrimoniale: l’Istituto Calvi provvedeva a eseguire la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edificio. Gli stessi stipendi dei docenti e del personale A.T.A. erano pagati dall’Istituto. Successivamente l’edificio divenne di proprietà della Provincia e anche gli stipendi furono pagati direttamente dal Ministero dell’Istruzione.

Immagino fosse un impegno gravoso gestire anche un bilancio sostanzioso a fronte di tali incombenze che gravavano direttamente sull’Istituto….

Non c’è dubbio! Ѐ da tener presente che al mio arrivo al Calvi c’erano duecentocinquanta docenti, sette sedi e più di duemiladuecento studenti. L’unico altri Istituto tecnico commerciale era l’Einaudi, mentre il Gramsci era ancora da venire; di certo, però, il Calvi aveva alle spalle una tradizione che l’Einaudi, sorto nel 1962, non poteva avere.

Cosa significa fare il Capo d’Istituto?

Significa avere anzi tutto capacità di mediazione sia fra le varie componenti che interagiscono all’interno di un Istituto scolastico (mi riferisco a tutto il personale, agli studenti ed ai loro genitori), sia con le istituzioni, in particolare l’ente Provincia, con le quali ci si deve rapportare.

Parlando dei genitori, hai mai avuto problemi con loro?

Solo in qualche isolato caso ho avuto problemi con genitori. In generale posso affermare che non ho avuto difficoltà a rapportarmi con loro.

Probabilmente perché un tempo, a differenza di quanto accade ora, i genitori erano dalla parte dei docenti e non impegnati in una difesa aprioristica dei figli….

Può darsi che il motivo sia quel lo, ma non ho elementi per confermarlo. Di certo i genitori che decidevano di iscrivere i loro figli al Calvi erano consapevoli del tipo di scuola che avrebbero frequentato, cioè una scuola che chiede un certo tipo di impegno agli allievi.

In conclusione, che prospettive vedi per la scuola italiana?

Ѐ una domanda cui faccio fatica a rispondere. Mi pare che si possa ripensare, ad esempio, alla struttura del corso serale, introducendo un biennio uguale per tutti con una differenziazione a partire dal terzo anno. In questo modo gli studenti possono frequentare i primi due anni in un solo Istituto della città, cercando di farlo coincidere con quello che presenta minori difficoltà di accesso.

Sotto un altro aspetto, ritengo che il problema più grosso sia quello di dotare le scuole di tutti i docenti prima dell’inizio dell’attività didattica; purtroppo non vedo miglioramenti sotto questo aspetto.

Infine, non capisco come negli ultimi tempi si possa aver cambiato l’Esame di Stato praticamente ogni anno, con la conseguenza che la mancanza di certezza danneggia in primo luogo gli stessi studenti.

Il registratore viene spento, ma il dialogo continua, andando a ripescare ricordi di scuola finché il cane non decide di svegliarsi e dare il segnale che il tempo a mia disposizione è terminato. Mi congedo dal mio ospite e mi confermo nell’opinione che gli incontri con il Preside Ghinatti (noi suoi ex docenti continuiamo a chiamarlo così) non sono mai banali perché si ha la possibilità di dialogare con una persona che vive intensamente il proprio tempo e non teme di esporre le proprie proposte se le ritiene utili per un miglioramento della scuola.